Tango Napoli. Corsi di Tango Argentino alla scuola di Stefi Donisi, corsi per tutti i livelli. A Napoli il tango si balla alla Milonga Porteña e nella Galleria Umberto

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La Memoria

 

A PASSI DI TANGO PER VIVERE … COSE DELL’ALTRO TANGO….

il tango ha la sua terra... il tango ha la sua casa.... però a passi di tango si può viaggiare il mondo...

Si può amare la musica, si può amare la letteratura, si può amare la danza, il cinema… Il tango racchiude in sé tutte queste forme artistiche ciascuna delle quali nel tango si impregna della sua intensità e dei suoi valori specifici… E allora diventa testo di una canzone, poesia, film, esibizione di danza, ma anche una serata indimenticabile, un profumo avvolgente che ti resta addosso come un leggero e dolce ricordo per tutta la vita.

Puoi amare il tango tutto intero… ma può anche solo bastarti il testo di una canzone o una melodia che ti accompagna al risveglio, o il ricordo di un passo di danza che ti ha unito per un attimo a quella persona… Puoi amare il tango tutto intero… ma in alcuni momenti puoi anche viverne solo una parte…

Tanti anni fa. Due o tre vite fa. O forse ancora più in là.
Studiavo ingegneria. Amavo tanto il rock, il pop inglese… ricordo benissimo “Selling England by the pound” – Genesis- che spesso accompagnava le brevissime giornate alla scrivania, quando il tempo non bastava mai e l’esame era lì, dietro pochi, vicinissimi domani…
ad un certo punto mi alzavo dalla scrivania e … ballavo. Perché? Cosa ballavo? Non lo so. Ballavo. Era ballabile quella musica? Non lo so, non sapevo neanche cosa significasse ballare… semplicemente c’era una forza che prendeva dolcemente il mio corpo e io mi lasciavo prendere e la scienza delle costruzioni spariva per lasciar posto ai movimenti che il mio corpo sembrava facesse da solo…

Avevamo contestato il ballo di coppia, non ci interessava, lo consideravamo uno strumento antico, buono solo per chi si nascondeva dietro al “ballo della mattonella” per poter avvicinare una donna, come se il mondo delle donne fosse un mondo estraneo, da avvicinare e conquistare seguendo strategie...
Avevamo “distrutto culturalmente” i balli lenti che persino nelle discoteche non si ballavano più, ma lì, nelle discoteche, luoghi di incontro di ragazzi con valori diversi dai nostri, basati sull’ostentazione dell’ ”avere” noi non andavamo, creando una netta separazione tra “noi” e “loro”; e nemmeno nelle “balere”, luoghi sicuramente più popolari, ma anche luoghi di incontro di una terza età ancora così lontana dalla nostra.
Avevamo smesso di ballare nei luoghi adibiti.
Complici gli stereo portatili e quelli in auto, ballavamo dovunque capitasse: in riva al mare, ad un concerto, in una festa, al bar, lungo una strada…
E ballavamo, scomposti, liberi… e scomposti ballavamo la nostra libertà, la parità e la gioia di vivere…
Ma non sapevamo niente del ballo.
Nessuno di noi sapeva veramente niente del ballo. Nessuno di noi conosceva il tango…

Poi per caso, o per necessità, l’ho incontrato. Sconosciuto ai più, manifestava da subito la sua forza e la sua saggezza… non era qualcosa di costruito dal mercato… era un’esigenza.

Avevo incontrato una forma per esprimere le mie emozioni e perché no, anche i miei sentimenti. La ricerca del significato profondo dell’amore aveva trovato nel tango un luogo di indagine diretto e semplicissimo, un luogo semplice e astratto in cui manifestare i turbamenti dell’anima senza per questo dover impegnare tutta la vita.
La danza che ballavo da ragazzo aveva trovato casa.

Dapprima solo per pochi fortunati, poi sempre più diffuso per la sua capacità di far comunicare le persone in modo non verbale in un periodo storico in cui tante erano state le parole spese e fraintese, il tango ci insegnava che la comunicazione necessita di disciplina, che l’improvvisazione si basa sul lavoro e la creatività non è solo un dono del Signore, ma anche un gran lavoro per togliersi di dosso gli stereotipi che la incatenano.

E abbiamo studiato… quanto abbiamo studiato per imparare a conoscere il nostro sconosciuto ma amatissimo corpo, per imparare a muoverlo e a trasmettere il movimento all’altro corpo e con il movimento trasmettergli la nostra emozione, i nostri sentimenti, la nostra anima!

E abbiamo ballato. Abbiamo ballato la musica del tango, ascoltato le parole del tango, visto i film di tango e letto la sua letteratura…

Abbiamo amato il tango ma nello stesso tempo non abbiamo mai smesso di amare altra musica, di vedere altri film, di leggere altri libri… Con uno strumento in più: la forma in cui inserire le emozioni che di volta in volta si scatenavano dentro di noi; la capacità di ballarle e di ballarle in due!

E abbiamo cominciato a viaggiare a passi di tango, a trasportare a passi di tango la nostra anima emozionata da altre musiche, da altre letterature, a donarla ai nostri partner in viaggio con noi. Senza presunzione di fare niente. Senza pretesa di fare tango, ma solo con la curiosità di sperimentare per vedere cosa potesse nascere da questa unione, da questa applicazione di una forma d’arte, il ballo, su altre forme d’arte, su altre musiche.

Fu così che nacquero alla Milonga Porteña le serate “sperimentali”, il tango-non tango, le rive del tango, e così via fino alle "cose dell’altro tango": sempre abbiamo cercato uno spazio di sperimentazione per esprimere questa necessità.

Il sabato da noi è tango. Nella sua interezza. Nella sua bellezza.

Poi c’è la sperimentazione. Quest’anno è di venerdì.
Ai nostri “musicalizador” abbiamo chiesto di unire ai tanghi tradizionali delle musiche diverse, non necessariamente i cosiddetti “tanghi nuevi” o elettronici, ma qualsiasi cosa che la loro sensibilità li spinga a proporci di ballare a passi di tango.
A voi chiediamo di usare tali serate non solo per ballare, ma per confrontarvi sulla tecnica, sulla musica, sul modo di comunicare.
A voi chiediamo di usare tali serate per uscire fuori dalle sterili discussioni su ciò che è o non è il tango, ma per confrontarvi tra di voi e con i musicalizador con lo spirito di chi è curioso e non pretende di avere in tasca nessuna verità, ma solo dubbi e curiosità.

Il venerdì non si balla solo il ritmo: il venerdì cerchiamo l’emozione e proviamo a ballarla. Se pure fosse un altro ritmo, se pure non fosse tango e addirittura: se pure non funzionasse, che fa? Cercare l’emozione è già viaggiare. E se i passi di tango sono ancora incerti… impareremo.

 

10 anni di Milonga Porteña

Sono passati 10 anni.
10 anni.
Sembra ieri.

Ho difficoltà ad iniziare una lettera indirizzata a tutti, ma mi sembra doveroso, oltre che naturale, ringraziare quanti mi hanno affiancato in questi anni, quanti hanno condiviso questa passione, quanti hanno lavorato sodo perché una cultura così intrecciata con la nostra, come quella del tango, fosse diffusa e condivisa nella nostra città…

Mi fa piacere iniziare da un incontro fortuito, quello con Dario nel luglio 2008… tornato a casa presi questi appunti che mi sono capitati tra le mani proprio in questi giorni:

“Luglio 2008 Questa mattina ho incontrato un mio ex allievo che mi ha comunicato con gioia ed emozione la sua intenzione di iniziare ad insegnare tango.
Mi ha fatto ricordare quando ho iniziato il mio primo corso come docente, chiamato a Napoli da Laurita, Peppe e Patrizia, amici di sempre, più per stare qualche fine settimana insieme che per insegnare veramente il tango: era il 1997 e con me veniva da Roma ogni venerdì Paola Perrotta; poi mi ha affiancato Silvana Sabatelli,con la quale abbiamo fondato l’associazione Tango Angioino coinvolgendo una ventina di nostri allievi; fino a che non mi sono trasferito definitivamente a Napoli e ho fatto del tango il mio solo lavoro; dopo Silvana si sono avvicendate al mio fianco Margherita Bordòns, Vittoria Arenillas (Vicky), Eva Perez, poi Cynthia Fiumanò, Georgia Stendardo, poi Claudia Pane e Alice Rotondo, poi Marzia Colangelo, Paola Sino, Marianna Ruggiero e “last but not least” Lidia Salerno.

Mi sono fatto un po’ di conti: in questi anni d’insegnamento ho potuto trasmettere la mia passione, oltre a tutti quelli che lo ballano per il solo piacere, anche ad una serie di persone che a loro volta hanno aperto scuole o quanto meno corsi di tango. Mi viene voglia di fare una lista degli ex allievi che hanno seguito per più anni i miei corsi e che ora sono tra i maggiori diffusori di questa arte a Napoli ; cito a memoria: Paolo Cioffi, Mara Cicerano, Renato Papa, Cynthia Fiumanò, Georgia Stendardo, Claudia Pane, Alice Rotondo, Maria Luisa de Martino (Lula), Francesco Smorra, Stefano Smorra, Melina D’Ario, Ettore Mezzasalma, Ettore Lamoglia, Leone Perugino, Emanuela Fonzone, Peppe di Gennaro, Nina Borrelli (Anna Franca), Enzo Climaco (Climax), Gaetano Perrini, Albino Famiglietti, Diana Combattelli, Maria Teresa di Lorenzo,Giulio Giangrande, Rosaria Rossi Liscio, Tony Meleddu, Adriana Picozzi, Dario Pirone, Giovanna di Costanzo e Mara Fusco e ancora, Mimmo Fusco, Gennaro Casolaro, Paola Sino, Marianna Ruggiero, Lidia Salerno... Spero di non essermi dimenticato nessuno. Se l’ho fatto o non mi è venuto in mente o semplicemente non sapevo che insegnava.

In ogni caso dovrò fare qualcosa per ringraziarli tutti per il loro impegno nella diffusione di quest’ arte perchè sono convinto che ciascuno, con le caratteristiche che lo distingue, sia il mezzo migliore per trasmettere questa grande passione nella nostra città.

Questo incontro ha aperto un mucchio di pensieri e ricordi… Penso alla Milonga Porteña: è stato un vero tempio per il tango e non solo; a parte i concerti sempre un po’ originali al di là del tango (ricordo i DIDJERIDU di Lorenzo e i Lazy Goanna Project, i vari musicisti del San Carlo, Patrizia Lopez, la cantante folk americana, Luciano Catapano e tanti altri) nel locale ha suonato l’orchestra di tango*2, i Quejas de Bandoneòn, Jaoquin Amenabar, senza dimenticare i Koinè, l’orchestra di Juan, quella di Fabrizio Pieroni, Adrian Fioramonti e Antonio Ippolito. E poi Antonello Paliotti con Cappabianca, Gianni Lamagna…

Ma soprattutto tra queste mura è passata la storia del tango ballato: da Miguel Angel Zotto a Osvaldo Zotto, da Lorena Ermocida ad Alejandra Mantiñan, da Gabriel e Natalia, a Nestor Rey e Patricia Garcia, e poi Fakundo e Kelly, Roberto Herrera e la sua compagnia, Soledad Rivero e Sergio Cortazzo, Gabriel Missè e …..
Abbiamo applaudito grandi maestri che lavorano in Italia da anni, come Annalisa e Tobias, Luciano Donda e Roberta, Mauro Barreras, Margherita Bordòns. Anche questi sono solo alcuni nomi e se li rileggo me ne vengono sempre in mente altri; ecco, dimenticavo Adrian Aragon e Erica Boaglio...

Se le mura potessero parlare… parlerebbero non solo delle grandi esibizioni, ma anche delle grandi passioni che si sono scatenate come energia pura che viaggiava libera intorno alle colonne della milonga e in senso antiorario.“

Questa nota la scrivevo nel 2008 un anno molto importante per la milonga, un anno di ripensamenti, di valutazioni, quasi come nel 1999, quell’ultimo anno del millennio che per me fu caratterizzato dalla scelta di abbandonare il lavoro in Finsiel e di diventare un professionista del tango.
E come importante fu l’incontro con Dario nel 2008, così importante fu la telefonata di Antonio in una notte del ’99 quando avevo deciso di mettere nero su bianco i pro e i contro della possibile scelta.
Il caso volle che la telefonata di Antonio arrivasse proprio quando mi accingevo a scrivere i “contro”. Mi voleva semplicemente ringraziare per avergli cambiato la vita… In 19 anni di Finsiel non avevo mai avuto una gratificazione più importante…

E così decisi di circondarmi di amici, lavorare in amicizia e in armonia su un campo nuovo dove alla base c’era proprio la relazione tra le persone

Nacque l’associazione culturale “TamoTango”

Non sono stati anni facili; entusiasmanti, eccitanti, passionali, sicuramente, ma non facili… Abbiamo avuto una storia ricca e controversa: al nostro interno le dinamiche di crescita ci portavano un continuo ricambio; all’esterno quelle di competitività ci impedivano di riconoscere nei “competitor” persone animate dalle nostre stesse passioni… fu così che nel 2008 stavamo quasi per lasciare… ma la ribellione di tutti i nostri amici e anche di molti nostri “competitor” ci ha fatto cambiare idea…

In un’altra nota dell’anno successivo, scrivevo

“Non nascondo che ritrovarvi alle lezioni, alle serate, riabbracciare il mondo quotidiano del tango, mi ha fatto un grande piacere e mi ha messo una grande carica di energia positiva che spero di riuscire a comunicare a tutti voi.

Intanto ho voglia di lavorare per una rinascita dell’armonia del tango.

In altre città, lo sapete, le milonghe sono in guerra, le scuole non ne parliamo; qui da noi le tensioni sono sempre state contenute e credo che, nelle enormi problematiche sociali, ambientali, culturali della nostra città, la ricerca di un’armonia tra la gente che è coinvolta dalle stesse passioni ci faccia sentire meno soli e meno in balia di accadimenti più grandi di noi che rendono Napoli una città sempre meno vivibile;

anche per questo rinnovo il mio impegno: perché il tango sia sempre più visto come un mezzo per migliorare la nostra esistenza, perché ciascuno possa esprimere, come in ogni altra forma di arte, in modo non competitivo la propria bellezza e diversità.”

Ogni tanto prendo appunti che poi mi vengono utili quando meno me lo aspetto…

infatti, rileggendo quest’ultima nota, e pensando a quello che è successo in questi ultimi 2 anni, posso dire che l’obiettivo è stato centrato:
le dinamiche al nostro interno si sono ricomposte;vecchi amici hanno ripreso a frequentarci spessissimo, addirittura personaggi quasi scomparsi dal mondo del tango, penso ad Antonio, ma anche a Ciro e tanti altri si stanno facendo riabbracciare dalla loro passione e soprattutto penso ai “competitor”, quelle altre milonghe che per anni i luoghi comuni e la mentalità dominante ci hanno voluto dipingere come “nemiche”, ma con le quali invece abbiamo trovato spazi di condivisione e di armonia pur nel rispetto di linee differenti.

Questi nostri festeggiamenti dei 10 anni vedono perciò coinvolti tutti voi: sia chi ha partecipato, come pioniere alle nostre prime serate (memorabili quelle nella galleria Umberto con lo stereo di casa alimentato dalla batteria di un’automobile e da un “inverter”); sia chi in tutti questi anni è stato parte attiva in un modo o in un altro della Milonga Porteña, contribuendo al suo successo; sia chi, in altre organizzazioni, a fianco, o addirittura “contro”, ha contribuito alla diffusione nella nostra città e in tutta la Campania di questa passione che ci ha coinvolti e, in parte, sconvolti tutti:

IL TANGO


LUNEDì 9 NOVEMBRE 2009

Sono appena tornato a casa. sono le tre.
Ho dentro un'energia che gira, gira... non riesco proprio a pensare che devo andare a dormire... Che serata.

L'emozione che Morgado ha trasmesso a tutti noi girava, vagava per la Milonga, la potevi toccare con mano. Ti colpiva. Chiunque tu fossi: organizzatore, musicista, spettatore, ballerino... girava... girava tra le sedie disposte a circolo, come intorno al fuoco sacro dell'arte e ti rispecchiavi nelle emozioni dei tuoi simili, nel canto delle balene in amore, nelle lacrime del violinista nei suoni gravi del bandoneon di un 20enne... e ti dicevi: che bello far parte di questo mondo. Un mondo che sembrava perduto con la musica degli anni '70, un mondo fatto di ideali e grandi sogni... e invece no... ti accorgevi che tutta la gente intorno a te, oggi come allora, come sempre, vive delle stesse emozioni. Dello stesso sangue. Delle vene di chi fa parte dello stesso universo di esseri circondati dagli stessi odori, dagli stessi suoni... i suoni dell'universo, del mare, delle balene in amore, il suono del tango, del tango vivo.

E ti accorgi che non hai ancora ringraziato tutti per la loro partecipazione al festival di Napoli, per la gioia che ti hanno trasmesso durante quei giorni meravigliosi ed indimenticabili. Ti accorgi però che eri stanco... talmente stanco da non avere più le energie per ringraziare tutti, per avvolgerli nell'abbraccio della comunicazione di emozioni, delle emozioni che gli artisti ma anche il pubblico del festival aveva saputo dare a ciascuno di noi.

E solo adesso ti accorgi che avevi bisogno di una nuova linfa vitale, di altra musica degli angeli Gardel, Piazzolla, ma anche Police, anche Morricone, insomma di altra musica suonata dal quartetto Morgado per caricare le pile e riprendere ad avere voglia di fare, di ballare, di insegnare di organizzare, di comunicare, trasmettere questa passione che arde dentro e non riesce a farti dormire.

Grazie a tutti voi di aver passato dei giorni così belli insieme a noi dal festival, ai sabati, a Morgado.

A nuove emozioni, a nuove gioie, a nuova musica, buona musica. A tutti voi, alla buona musica che ciascuno di voi ha dentro e che vuole far suonare con tutti gli strumenti che avete a disposizione. All'armonia di questo concerto di vite...

Stefi


horacio Ferrer

L'intervento di Horacio Ferrer al secondo Tano Tango Festival


horacio Ferrer

Le vacanze tango organizzate dalla scuola:


 

 

 

 

 

 

 

 
     
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